Mostra Fotografica - Sarajevo 2006: PAZI MINE
Maggio 3rd, 2007
Torino, 10 aprile 2007
Sarajevo. Parole scritte. Numeri consumati. Grattacieli e religioni. Colori abbaglianti. Contrasti accesi. L’erba che non si può toccare. I muri mutilati. Il bianco presente delle Lapidi. Vecchio e nuovo. Rinascita e perenne. Ricordo. Parole di confine.
(Marta Evangelisti, fotografa)
“Sarajevo 2006: PAZI MINE�. Undici fotografi dell’Istituto Europeo
di Design di Torino raccontano una cittĂ ferita dalla sua storia
Dal 16 al 22 maggio 2007 presso il bookshop della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo una mostra fotografica realizzata dagli studenti del corso di Fotografia dello IED di Torino
Inaugurazione: martedì 15 maggio 2007, ore 18.30
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo – spazio Bookshop
via Modane, 16 - Torino
L’Istituto Europeo di Design di Torino presenta la mostra fotografica Sarajevo 2006: PAZI MINE, aperta al pubblico dal 16 al 22 maggio 2007 (orario: dalle 12 alle 20; ingresso libero. Chiuso il lunedì), presso lo spazio del Bookshop della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, che ha accolto l’iniziativa e scelto di ospitare il progetto.
In esposizione gli scatti fotografici risultato dell’esperienza didattica di undici fotografi, diplomatisi allo IED di Torino nel luglio scorso, che, dopo aver trascorso una settimana a Sarajevo nel giugno 2006, hanno ricondotto l’attenzione, a dieci anni dalla conclusione della guerra balcanica, sul tema delle mine antiuomo.
Gli studenti (Katrin Beckert, Roberta De Min, Marta Evangelisti, Eva Frapiccini, Vittoria Garibotti, Elena Givone, Giada Maestro, Ivan Nirta, Raffaella Pagano, Elisa Piccin, Chiara Porcheddu) seguiti in questo lavoro da Enzo Obiso, fotografo di fama e Coordinatore del Dipartimento di Fotografia dello IED di Torino, hanno lavorato con l’obiettivo di documentare e comunicare, attraverso le immagini, il drammatico problema delle mine antiuomo nell’area di Sarajevo. PAZI MINE (attenzione mine): un tema comune che i giovani fotografi hanno potuto ampliare nel corso del progetto, affrontando diverse questioni legate ad un comune denominatore: le “ferite� mai rimarginate, testimonianze di un conflitto recente e ancora presente sul territorio. Ciascuno ha raccontato la realtà post-bellica con la propria sensibilità , dal proprio punto di vista: atleti della Nazionale di Pallavolo Disabili vittime della guerra; frammenti di una Sarajevo ancora chiusa in se stessa; il passato e il presente; la voglia di ricominciare e ritrovare la città olimpica; il racconto di un dolore ancora forte; il colore rosso, come il sangue, come un petalo, come il cuore; gli stabilimenti dei giochi olimpici del 1984, simbolo contraddittorio di ricchezza e degradazione; gli occhi di un bambino che vive nel terrore e non può calpestare l’erba dei prati; le crepe nei muri, cicatrici di un passato ancora fortemente presente.
Il progetto si fonda su un’esperienza diretta e coinvolgente, che ha implicato un completo inserimento degli studenti nella realtĂ cittadina, un’esperienza di totale condivisione che ha ulteriormente arricchito gli scatti realizzati, in grado di trasmetterci tutto il senso di una guerra che, come ogni conflitto, lacera in profonditĂ una realtĂ , un territorio, gli animi della gente.
L’Istituto Europeo di Design di Torino anche quest’anno vuole proporre alla città un progetto e un evento legati ad una problematica sociale di rilevanza internazionale, in linea con la filosofia formativa che abbina il sapere e il saper fare all’essere e al ben-essere, offrendo allo studente un’esperienza formativa dal punto di vista tecnico che, al tempo stesso, non trascuri l’acquisizione di un bagaglio umano e culturale di grande portata.
Si ringrazia per la gentile collaborazione la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.
ISTITUTO EUROPEO DI DESIGN
Ufficio Stampa: Elisa Chiantaretto
tel. 011.541111
p.r4@torino.ied.it
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