La gestione del colore nella fotografia digitale

Agosto 2nd, 2006

Uno degli aspetti più importanti da tenere in considerazione quando si utilizzano macchine fotografiche digitali è proprio la gestione del colore. Nella fotografia tradizionale, il compito di gestire correttamente questo parametro era affidato al laboratorio di stampa dove una persona specializzata (il fotolitista appunto) si occupava di intervenire e dare alla foto una cromia adeguata. Con la fotografia digitale il tutto cambia, e non poco, ma perché?

Innanzitutto è fondamentale avere una conoscenza adeguata dello spettro colorimetrico del mondo che ci circonda e comprendere come la gamma dinamica dei colori che si possono rappresentare e visualizzare cambia in base ai dispositivi che utilizziamo. Una fotocamera è in grado di immagazzinare una gamma dinamica molto più elevata di quanto se ne ricavi da una stampa, così come un monitor consumer non potrà mai garantire un gamut ampio quanto un monitor professionale utilizzato, ad esempio da un fotografo o da un laboratorio di stampa.

Capito questo concetto, è importante far rientrare nel proprio workflow la calibrazione/profilazione del monitor (da eseguirsi periodicamente ogni 1-2 mesi) che consiste nel tararlo (punto di bianco, luminosità, contrasto, ecc.) in modo da visualizzare la più ampia gamma di tonalità che esso sia in grado di fornire. Per la calibrazione si utilizza una sonda che appoggiata al video legge alcuni valori e, dopo alcuni interventi da parte nostra, crea il giusto profilo per il monitor esaminato. La calibrazione può anche effettuarsi via software (es. Paint Shop Pro X, Adobe Gamma presente in Photoshop CS2) ma tali procedure sono sconsigliate in quanto basano l’intero processo su percezioni soggettive e questo non è un buon metodo in quanto non tutti vediamo i colori allo stesso modo, quindi meglio affidare la calibrazione ad un buon colorimetro (io utilizzo lo Spyder2 della Colorvision). La calibrazione va ripetuta periodicamente e con una frequenza variabile in funzione delle nostre esigenze e del nostro monitor. Io calibro il mio monitor ogni 1-2 mesi ottenendo sempre risultati eccellenti in termini di corrispondenza del colore tra ciò che visualizzo a video e ciò che ottengo in stampa.
Ora che abbiamo il nostro monitor calibrato e profilato, andiamo a dedicarci alla macchina fotografica. Generalmente le macchine compatte permettono di utilizzare solo il profilo colore sRGB che è uno standard ampiamente diffuso, ma che ci consente di riprodurre una gamma cromatica più ristretta rispetto al più professionale AdobeRGB98 (presente su alcune compatte di fascia elevata e su tutte le reflex digitali). Il profilo va selezionato in base all’uso che dobbiamo farne della fotografia: se essa è destinata alla stampa diretta, o alla pubblicazione sul web, è consigliabile il primo (sRGB); se dobbiamo intervenire in post produzione (spesso abbreviato PP) è auspicabile utilizzare il secondo (AdobeRGB98) che copre un più ampio spettro cromatico e quindi si presta bene al fotoritocco. Quindi ricordate di impostare la macchina fotografica sul giusto profilo colore in base all’utilizzo che farete delle vostre fotografie.

sRGB e AdobeRGB98

Arriviamo ora alla fase più critica dell’intero processo: la stampa.
Potete decidere di stampare le foto con la vostra stampante ottenendo dei risultati professionali solo se trattasi di inkjet di ultimissima generazione con inchiostri fotografici dedicati, ma il costo (non solo dell’hardware, ma anche il costo/copia) è talmente elevato da giustificarne l’utilizzo solo in casi particolari (magari avete fatto un 13 al totocalcio, oppure un 5+1 o meglio ancora un 6 o un terno secco al lotto…). Inoltre, la durata della stampa su carta inkjet non è al momento paragonabile a quella della stampa su carta chimica, se non in casi particolari (testati però in laboratorio, simulando l’invecchiamento della carta attraverso temperature e condizioni ambientali creati ad hoc).
Se invece (cosa che vi consiglio) decidete di affidare le vostre foto ad un buon laboratorio di stampa, dialogateci e chiedete che profilo colore utilizzano le loro stampatrici. Questo servirà ad evitare sorprese del tipo colori troppo accesi, colori sbiaditi, colori sfalsati, ecc… Un laboratorio serio vi proporrà due alternative:

1. Vi consegnerà il profilo colore della loro stampatrice chiedendovi di allegarlo ad ogni file prima del salvataggio definitivo del file che sarà destinato alla stampa (e questo dovrete farlo con un software professionale quale Paint Shop Pro X o Adobe Photoshop CS2, andando nelle opzioni di gestione del colore);

2. Vi comunicherà un costo che dovrete sostenere per lasciare a loro la “correzione del colore” prima della stampa.

La soluzione preferibile è sicuramente la prima poiché solo voi sarete in grado di determinare i giusti colori delle vostre fotografie, però non tutti vi consentono di ottenere il profilo colore, quindi il consiglio è di provare con poche foto e nella peggiore delle ipotesi, se il laboratorio non dovesse soddisfarvi: cambiatelo!!!
In Italia siamo in una fase molto particolare, spuntano laboratori di stampa come funghi, sia online che nelle città e questo è positivo perché aumentando la concorrenza c’è una corsa al ribasso per i prezzi, ma mi raccomando: esigete un buon rapporto qualità/prezzo, non accontentatevi di spendere 5-10 centesimi di euro in meno pur avendo stampe scadenti!

Se desiderate approfondire l’argomento qui trattato vi consiglio la lettura dei seguenti tutorial:

Gestione base del colore - a cura di Mauro Minetti (NPU di Nital)

Gestione digitale del colore - a cura di Mauro Boscarol (Consulente informatico/editoria)

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